Perché scegliere una nuova drammaturgia?

Mi sono chiesta spesso perché una compagnia dovrebbe scegliere di rappresentare un testo contemporaneo invece che una commedia classica.

Mi rispondo che le nuove drammaturgie hanno tanto da dire nella scena teatrale contemporanea. Anche a livello di teatro professionale, osservo da decenni che qui in Italia siamo un po’ fermi nell’esplorazione del nuovo in drammaturgia: ci si concentra quasi esclusivamente sulla firma della regia più che sul testo. C’è qualche concorso, è vero, ma sono pochissimi ed è difficile infilare il tema giusto, l’annata giusta, senza contare che spesso queste competizioni sono riservate ai giovanissimi under 35. C’è qualche editore teatrale, si possono contare sulla punta delle dita di una mano e mezzo. Questi pionieri ovviamente non hanno la forza delle grandi case editrici, ed è difficile che pubblichino più di uno o due autori l’anno.

Penso che le compagnie teatrali dovrebbero aprirsi all’esplorazione di nuovi testi, per divertirsi, per sperimentare, scoprire cose nuove. All’estero è la normalità.

Se una compagnia teatrale scegliesse di rappresentare i miei testi li troverebbe divertenti, incalzanti, appassionati. Hanno una struttura solida che attinge alla tradizione ma esplora anche la contemporaneità. Sarebbe un’incursione nell’anima dell’autrice, un po’ in bilico tra la dissacrante ironia e lo slancio poetico.