Sì, ma… per quanti attori?

Succede che hai una compagnia teatrale e avete appena finito le mille mila repliche della vostra ultima messa in scena, che è stata un successone e ha fatto il pieno di pubblico. L’entusiasmo è il motore dell’azione: dovete trovare all’istante un nuovo testo da mettere in prova.

Oppure il contrario: è capitato che l’ultima messa in scena ha fatto proprio pena, lo spettacolo non faceva ridere oppure non ci è venuto nessuno e chi ci è venuto se n’è andato a metà. Siete decisi a recuperare l’onore mettendo subito in prova un nuovo spettacolo.

In entrambi i casi, qual è il testo giusto?

Scegliere il prossimo (o il primo) copione è sempre complicato perché entrano in gioco tutta una serie di variabili. In qualche compagnia questa scelta la fa il regista, in altre ognuno porta la sua proposta. Resta il fatto che la scelta determina l’umore degli attori e l’entusiasmo del gruppo per l’intero periodo che intercorre tra la prima lettura e l’ultima messa in scena.

La prima cosa da decidere direi che è il genere: anche se in linea di massima nel teatro amatoriale il comico va per la maggiore, non tutte le compagnie si trovano costantemente in quella congiuntura astrale che incrocia tempi, capacità e mood. In molti optano per il teatro napoletano, che fa genere a sé, e a volte è una scelta giusta perché il pubblico risponde sempre a un De Filippo & company fatto bene, quando lo vede. Il problema con questo tipo di scelta è che se c’è anche un solo attore in compagnia che non mastica decentemente il dialetto partenopeo, addio. Meglio virare su altro. Genere tragico, manco a dirlo, sembra appannaggio dei professionisti oppure dei giovani attori freschi di accademia che sognano Amleto perfino da sobri. Resta la satira, se piace il richiamo all’attualità. E naturalmente i grandi classici.

Una volta scelto il genere, la domanda da mille dollari è: sì, ma… per quanti attori è scritto sto testo?

E qui casca l’asino. È un asino bello grosso se il copione prevede 5 attori e voi in compagnia ne siete 12! Naturalmente le dimensioni del problema si ingrossano se, di queste 5 parti, solo due sono corpose e le altre sono minori. A chi la diamo la parte piccola? Chi accetterà di fare sei mesi di prove per dire 7 battute in croce? E chi invece si accollerà la memoria dell’intero copione?

Quell’epico momento di tensione in sala prove in cui si incrociano egocentrismo e sindrome dell’impostore, con sottofondo dei Carmina Burana.

È in momenti come quello che ho deciso di scrivermi i copioni da sola in base al genere adatto per la compagnia che avevo in quel frangente, al numero di persone effettivamente recitanti e distribuendo per quanto umanamente possibile il numero di battute in maniera equa. Vai a dare un’occhiata, magari trovi una delle mie drammaturgie che fa al caso tuo adesso.

Si sta come d’autunno una compagnia teatrale che sceglie il copione.

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