Perché gli uomini non fanno teatro?

Ok, lo dico subito così nessuno sente l’esigenza di commentare che suo cugino invece lo fa: non è che gli uomini in generale non facciano teatro, è che quelli che lo fanno sono pochi. Generalizzare non è mai un’ottima idea ma ci serve per creare un confronto, prendiamole alla leggera queste osservazioni.

È interessante, a livello antropologico, capire il perché di certe dinamiche che si ripetono un po’ ovunque.

Perché succede? Gli uomini non sono interessati alle arti performative? Non lo credo possibile.

Non si sentono abbastanza disinvolti per mettersi alla prova in scena? Nemmeno questo, credo.

Mi sorge un dubbio: non sarà che molto semplicemente non contemplano proprio l’idea di aggiungersi un altro impegno a quelli che già normano la loro fitta vita lavorativa e familiare? Ci penso. Mi dico che è plausibile.

Questo non vorrebbe significare che le donne siano meno impegnate, ma forse riescono ad aprire lo sguardo anche su altro. Non è questione di avere più o meno tempo o energie da dedicare. Non nominerò nemmeno il maledetto multitasking rovina delle donne lavoratrici-madri-mogli-ecc. Non ci credo proprio in questo concetto della multifunzionalità, perché è insano, è una bellissima mela marcia dentro, una grossa fregatura.

È una questione di aprire lo sguardo su un altrove che non sia il lavoro o la famiglia, ovvero il campo dell’impegno, e che non sia nemmeno la sdoganata valvola di sfogo del calcetto con gli amici. Se a questo punto qualcuno sta dicendo allo schermo che lui non gioca affatto a calcetto e che manco segue le partite in tv gli rispondo che la variante padel vale uguale.

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