Lo spettacolo di Natale

Faccio un gioco: immagino di andare a teatro stasera e di poter assistere proprio allo spettacolo che avrei voluto vedere. Pensa che culo.

Lo spettacolo a cui assisterei probabilmente metterebbe in scena una famiglia numerosa, riunita intorno al tavolo della cena della vigilia, a scambiarsi regali e pensieri affettuosi, a farsi gentilezze che nel resto dell’anno non c’è tempo di fare.

In questa famiglia non ci sarebbero donne abusate, il loro lavoro verrebbe riconosciuto e valorizzato, la loro vita sarebbe faticosa e piena ma apprezzata, ricca di gratitudine.

In questo famiglia gli uomini sarebbero amati anche quando soffrono, potrebbero mostrarsi fragili se ne sentono la necessità, potrebbero piangere ed essere forzuti, cucinare una torta e montare il soppalco.

Sempre nella mia famiglia in scena ci sarebbe spazio per i ragazzi, nella loro età fragile che precede l’adultità, ci sarebbe dialogo, sarebbero aiutati ad avere visione del futuro, e soprattutto speranza. Nessuno maledirebbe il tempo che gli resta da trascorrere in quella casa, i giovani nutrirebbero invece gratitudine e forza, accoglierebbero i doni che ricevono nel luogo che li ha accolti al mondo, entrerebbero nella vita adulti con più pace.

La mia famiglia in scena ha tanti bambini, di tutte le età, che griderebbero con tutto il fiato in gola dell’infanzia la loro voglia di entrare nella vita. Potrebbero giocare ma saprebbero rispettarsi, potrebbero mangiare ma anche servirsi reciprocamente il cibo, potrebbero ricevere dei regali ma anche farli. Saprebbero apprezzare il valore di ciò che hanno e nutrire la loro voglia di imparare di più.

In questo spettacolo non ci sarebbe bisogno di scambiarsi tanti doni perché nessuno avrebbe bisogno di oggetti mentre tutti hanno bisogno di presenza. E lo spettacolo che immagino per stasera è tutto fatto di presenza, contatto, concretezza e progettualità.

Li vedremmo leggere un libro ad alta voce, tutti insieme ballare le canzoni della festa, quelli che sanno suonare accompagnerebbero al piano o alla chitarra. La casa della scena sarebbe piena zeppa di musica, si sentirebbe il rumore degli schiocchi dei baci, le urla di quelli che si arrabbiano con chi imbroglia nei giochi da tavolo.

Possibilmente si svolgerebbe una tombolata, ma non di quelle noiose dove si tirano i numeri e basta: sarebbe una tombolata in cui si racconta una storia divertente, che ogni numero è un oggetto o una persona o un cammino e si costruisce insieme quella avventura.

Non importa in quale parte del pianeta sarebbe collocata questa casa che vedrei a teatro, quello che sì importa è che sia una casa che il pianeta lo rispetta, che non spreca, che usa ciò che serve e non consuma solo per il gusto di comprare o perché “si è sempre fatto così” o, peggio, per noia.

In effetti, in questa casa non ci sarebbe spazio per rappresentare la noia, se non come quell’insieme di attimi inerti in cui spunta, si coltiva e cresce la creatività. Si inventerebbero giochi nei letti prima di dormire, si accarezzerebbero teste, si racconterebbero le ultime favole, ci si scambierebbero gli ultimi baci, si chiuderebbero gli occhi sulle possibilità del domani, si seguirebbe il filo dei desideri che portano nel sonno adulti e bambini.

Ci si sveglierebbe al giorno seguente con una gioia in cuore che farebbe desiderare a tutti che potesse essere sempre Natale.

Chissà, magari un giorno lo scrivo uno spettacolo così. Nel frattempo, auguro a chi mi legge di trascorrere una serata come quella dello spettacolo che ho immaginato.

Buon Natale.

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