Quando consegno i copioni ai miei allievi attori si respira una tensione emozionata nell’aria che è seconda solo a quando gli comunico le parti che ho deciso di assegnare.
Sì, da un po’ di anni seguo questa tradizione che solo all’apparenza può sembrare crudele, secondo la quale alla prima lettura del copione NON svelo ancora chi farà cosa. In questo modo gli attori si concentrano più sulla scrittura nel suo complesso quando la leggiamo per la prima volta, si sforzano di agganciare mentalmente il sistema dei personaggi nella sua interezza, sviluppano visione d’insieme dell’opera.
Nell’incontro successivo, quando gli attori già conoscono almeno superficialmente la scrittura, stanno familiarizzando con i nomi dei personaggi, scoprendone le relazioni e le caratteristiche, è allora che annuncio chi di loro ho scelto per ricoprire ogni ruolo.
È ancora presto perché comprendano profondamente le psicologie dei singoli personaggi, ma non è troppo presto perché abbiano iniziato a simpatizzare con l’uno o l’altro. Nel tempo che intercorre tra la consegna dei copioni e l’assegnazione delle parti iniziano a fantasticare su chi farà cosa in vari modi: qualcuno si sforza di indovinare lo schema che io ho in mente, qualcuno abbozza un ventaglio delle parti che darebbe lui, un’altra grida ai quattro venti che lei proprio non vuole quella parte lì, e se per favore posso fare il favore di accontentarla!
Ognuno dice la sua. Come per ogni avventura che inizia da capo.
Poi arrivo io, con molta emozione e dopo molto pensare, assegno le parti secondo lo schema che mi sembra più consono alla buona riuscita dello spettacolo, alle attitudini di tutti, alle esigenze di scena, all’età degli attori e dei personaggi, al rapporto maschi / femmine e ad altri mille fattori che mi vengono in mente solo dopo aver studiato il copione e immaginato almeno venti modi diversi per metterlo in scena.
Da lì, si rompe l’argine delle emozioni che ognuno prova dentro di sè rispetto all’assegnazione delle parti. È una situazione affascinante da osservare: mi scopro a pensare che certe reazioni le avevo previste, altre no, altre ancora sono proprio il contrario di quello che mi aspettavo!
Qualcuno è felice, esulta senza ritegno.
Qualcuno è triste perché proprio non si aspettava di beccarsi quel personaggio lì!
Alcuni attori gioiscono di ricoprire un ruolo che sentono distante da sé, alcune attrici si sentono a loro agio soltanto quando interpretano infinite varianti di sé stesse.
Mi concentro ancora di più sull’osservazione e noto che esistono poi rari esemplari di esseri umani che sono contenti a prescindere.
I contenti a prescindere gioiscono della parte che gli è stata assegnata, ma anche di quella che è stata assegnata ai compagni. Non si domandano il perché la regista ha scelto così, non stanno a soffermarsi sul fatto che per loro sarebbe stata più appetibile la parte che è stata data a quell’altra attrice: gioiscono della nuova scrittura, dello spettacolo che diventerà, del fatto stesso di avere un regista che li guiderà. Queste persone, preziose e poco diffuse sulla faccia della terra, sono generalmente anche umani felici, piacevoli, soddisfatti. Sono una categoria come benedetta: riescono a provare gioia per sé e per l’altro, sentono la felicità che può derivare dal collaborare insieme a un progetto comune. I contenti a prescindere si rivelano generalmente attori sopra la media.
Questo forse perché provare gioia per gli altri alimenta il senso di soddisfazione di sé, scoraggia le pippe mentali su cosa sarebbe meglio per chi… e ti fa anche recitare meglio!
Hai apprezzato questo sguardo dietro le quinte? Se il mondo del teatro ti affascina e vuoi vivere l’esperienza di trasformare la passione in spettacolo, non perdere l’occasione di approfondire ulteriormente. Visita subito la sezione dedicata del sito e scarica gratuitamente i copioni: potrai così mettere in scena storie uniche e sperimentare su te stess@ le emozioni della messa in scena.


Lascia un commento