Ti riconosci come attrice o attore?

BAM! Così, a bruciapelo. Se questa domanda ti mette a disagio te ne faccio anche un’altra, così ci leviamo il dente e fine: se non sei tu a riconoscerti come attrice o attore, chi pensi che lo farà per te?

Vado al capoverso successivo.

Ne scendo un altro, così ti dò il tempo di incassare.

Ci sei ancora?

Bene, perché se stai ancora leggendo significa che la prima domanda un po’ la senti tua. E se la senti tua significa che te la sei già fatta qualche volta e la risposta dev’essere sempre stata NO. Oppure NI. Oppure A VOLTE.

Trovo però che la risposta a questa domanda sia LA risposta, per chi fa teatro. Quindi forse un NO o un mezzo SI non li dovremmo accettare.

Sembra un monologo di Svevo, me ne rendo conto, ma segui il ragionamento.

Se fai teatro, soprattutto in Italia, vuol dire che ti è entrato nelle vene, ti anima, ti ribolle nel sangue, non ne puoi fare a meno, perché fare teatro è una delle cose più difficili da conciliare con la vita.

Il teatro non paga o paga pochissimo mentre è impegnativo tantissimo, te lo porti a casa quando hai finito le prove, a letto quando non puoi prendere sonno, mentre sei sul water che ripeti le battute del copione.

Generalmente peggiora la qualità del sonno perché sei sempre a pensarci su, ti rende inquieta durante le ore in cui non lo stai facendo, ti tiene col fiato sospeso in quelle fasi della messa in scena che sono sempre piuttosto ansiogene tipo consegna copioni, assegnazione parti, memoria, prova costumi, ultimo mese di prove, prima, seconda, e ultima replica, praticamente sempre.

Peggiora il metabolismo perché generalmente quando sei in prova mangi una schifezza; aumenta le possibilità di sviluppare un’ulcera, è spesso la causa della fine di alcune relazioni.

Il teatro è quell’attività in cui dai tutto e sei esposto a tutto: le indicazioni della regista, i giudizi dei compagni, i commenti di chi viene a vederti, che vorresti conoscere per essere gratificata ma contemporaneamente non vorresti conoscere perché potrebbero farti malino.

Ho già scritto che col teatro in linea di massima non si guadagna, o si guadagna poco e a intermittenza? Sì, mi pare che l’ho scritto perché in Italia fare teatro non è considerato un lavoro ma un passatempo, un hobby, una “passione” dunque perché dovrebbe essere retribuito adeguatamente e tutelato come ogni normale occupazione?

Fine della polemichina, dai.

Torniamo al punto.

Se fai teatro è perché veramente non puoi farne a meno. Allora perché è così difficile riconoscersi come attrice o attore?

Ti racconto un aneddoto a riguardo, per me sempre molto imbarazzante.

Quando avevo poco meno di 30 anni capita una cosa infrequente nella mia città: la fondazione che gestisce il teatro principale apre un casting per attori e attrici professionisti per la produzione di una tragedia greca diretta da Giuseppe Emiliani. Io leggo la notizia e mi preparo per il provino con una tale emozione che la sera precedente mi viene un febbrone a 40.

Vado lo stesso nonostante il febbrone, il viso color porpora e la sensazione di svenimento: passerà tutto soltanto un’ora dopo aver recitato il monologo per cui, fatalmente, non sono stata presa.

La cosa imbarazzante è che quando sono entrata in camerino ho trovato moltissime persone che conoscevo ad attendere il proprio turno e nel mio ingenuo stupore ho domandato: ma non era un casting per soli professionisti?

Quelle persone mi hanno sorriso in un modo che non ho decifrato bene (forse imbarazzato, forse incazzato) e uno di loro mi ha risposto: perché, tu sai cos’è che rende un attore professionista?

La mia sciocca convinzione di essere un’attrice professionista solo per il fatto di possedere un diploma con su scritto che lo ero si è infranta in mille pezzi.

I pezzi sono diventati diecimila quando ho saputo di non essere stata presa per quella produzione mentre molti degli altri che erano lì sì.

Ho imparato una grossa lezione di relativismo conoscitivo quel giorno.

A questo punto sembra che mi sia incartata ma c’è ancora il modo di seguire il filo di questo ingarbugliato discorso e portarlo a una conclusione.

Se fai tutto ciò che fai pur di fare teatro, che tu ti consideri professionista o amatoriale, stai scalando una montagna ripida.

Sei coraggiosa, sei tenace, sei appassionato. Ti stai facendo largo in una giungla. Lavori sodo.

Chi o cosa ti impedisce di considerarti attore o attrice? Se utilizzi questa definizione non stai indulgendo alla superbia né stai implicando per forza che ti guadagni da vivere recitando: stai semplicemente abbracciando una parte insopprimibile di te.

Fai un sacco di fatica, te lo meriti anche tu un abbraccio, no?

Se ne hai voglia, raccontami senza pudore le tue delusioni teatrali nei commenti… accoglierò con gratitudine ogni condivisione!

Risposte

  1. Avatar Maria

    Ho letto fino alla fine solamente per curiosità! Ma la mia risposta era pronta da subito: SI!!! Sono attrice in tutto e per tutto! Quando prendo in mano l’ennesimo copione – capisco che vivo! Guai stare senza il ruolo da interprete, guai non poter esprimerti attraverso il palco scenico! Ora che sono ferma per qualche mese (da quando mi sono trasferita in una città nuova) sto male, ma prima o poi troverò.

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    1. Avatar Alessandra Di Iorio

      Che bellezza, Maria! Non è da tutti avere così chiara la propria identità, soprattutto se si tratta di riconoscersi un lato artistico che per sua natura pensiamo debba essere ratificato dall’esterno. Quando ci “concediamo” di vederci in quanto artiste/i tutto diventa più luminoso! Grazie per il tuo commento.

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