Scriverò un copione per preadolescentǝ

Era parecchio che non scendevo al compromesso con me stessa di insegnare recitazione ai “piccoli”, lo confesso. Probabilmente una decina d’anni. Il fatto è che all’epoca ero veramente satura dell’infanzia che si infilava nella mia vita da ogni parte, che mi sono giurata di evitarmi almeno la pedagogia teatrale under 18. Tutto quel rumore, quella confusione, quell’odore pungente, quelle battute troppo sceme, quegli sputacchi e starnuti senza mano davanti alla bocca, quelle cortecce cerebrali troppo immature per capire la complessità… mi sono detta che almeno per un po’ mi sarebbe bastata la quantità notevole di infanzia già presente nella mia esistenza.

Poi a settembre mi è stata fatta una proposta a cui non ho saputo dire no: 30 h di lezione con una quindicina di ragazzinǝ tra gli 11 e i 12 anni che non fossero incentrate soltanto sulla recitazione ma piuttosto sulla scrittura creativa. Bam! Capitolata ogni resistenza.

Esplorare la strada della scrittura drammaturgica per ragazzǝ era in effetti una intenzione intorno alla quale giravo da un po’. Questo pallino mi è entrato in testa mesi fa, quando le mie libraie di fiducia hanno iniziato a chiedermi se avessi dei copioni per quella fascia d’età, perché spesso capitavano in libreria insegnanti in cerca di uno spettacolo da mettere in scena con gli alunni e le alunne di primaria e secondaria di primo grado. Io a questa domanda ho risposto sempre no, che ormai da anni lavoro a teatro quasi solo con gli adulti. Però a questa cosa di scrivere per le scuole ho continuato a pensarci, e più ci pensavo più mi dicevo che presto o tardi sarebbe arrivata l’occasione.

Quello che non sapete di me è che sono una grandissima appassionata di letteratura per l’infanzia: ho una collezione sterminata di albi illustrati, conosco piuttosto a fondo il panorama editoriale italiano e anche ispanico dedicato all’infanzia, e ho scritto in passato numerosi testi per bambinǝ che non hanno mai visto la luce delle tipografie. La scrittura per i piccoli mi ha sempre affascinato.

Un’altra cosa che non sapete di me è che io coi bambini ci so fare davvero. Non è un vanto, è più una condanna, a dir la verità. Attiro immancabilmente gatti, bambini e cani. Chi mi conosce lo sa, io provo a cacciarli in tutti i modi, sono respingente a gesti e a parole, ma con queste 3 categorie di esseri viventi la mia affinatissima capacità di allontanare chiunque non ho voglia di incontrare… semplicemente non funziona. L’ho sperimentato milioni di volte: li guardo male, li scaccio con la mano, mi volto dall’altra parte, ma gatti, bambini e cani tornano sempre! Allora dopo un po’ (sempre chi mi conosce lo sa) faccio buon viso a cattivo gioco e inizio a scambiare qualche parola. Sempre freddina, sempre misurata. Da lì, ai gatti, ai bambini e ai cani gli parte inarrestabile la confidenza, mi abbattono le barriere prossemiche e soprattutto mi crivellano di domande. Le domande me le fanno i bambini di solito, ma cani e gatti manifestano comunque la loro affezione leccandomi le mani e strusciandosi addosso. Mi rassegno, la mia resistenza finisce, bandiera bianca: vincono loro.

Adesso scriverò una cosa che con tutti quelli che mi conoscono negherò sempre di aver scritto: alla fine, a me i gatti, i bambini e i cani un po’ mi piacciono. Odio tutti quei peli sui maglioni, la puzza dei loro aliti ansimanti a un centimetro dalla mia faccia, e tutta quella raffica di domande… ma gatti, bambini e cani sono 3 categorie di esseri viventi che sento di poter amare.

Ora come ora, non potendo scrivere una drammaturgia per cani e considerando che i felini sono già ampiamente rappresentati dal musical di Andrew Lloyd Webber, mi dico che scrivere un copione per ragazzinǝ non sarà poi così male.

Se sei un’insegnante in cerca di copioni e vuoi seguirmi in questa avventura rimani connessǝ, nei prossimi mesi pubblicherò sul sito anche questa nuova scrittura scenica. Anzi, se vuoi aiutarmi, lascia un commento con i temi di cui vorresti che parlasse la drammaturgia!

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