Quest’anno per Natale avevo voglia di sperimentare una cosa nuova. Ad agosto, quando normalmente pianifico il nuovo periodo di laboratorio teatrale per la mia classe di allievi attori, volevo offrire una proposta formativa diversa dal solito. Il “solito” è un periodo che va da ottobre a Natale in cui le lezioni abbondano di improvvisazioni su tema, e quello che studiamo sono i personaggi della nuova drammaturgia che metteremo in prova da gennaio. Un periodo propedeutico insomma, in cui si consolida il gruppo appena formato.
Beh, stavolta volevo fare una cosa diversa. Mi è balenata l’idea di presentare un lavoro sotto Natale, cosa che di solito non faccio perché con una classe neo formata c’è bisogno di più tempo. Completamente a sentimento, inserisco nella progettazione didattica lo studio di alcuni personaggi shakesperiani come Riccardo III, Otello e Iago. Mi interessava il lato oscuro della forza. Io che amo tanto il comico, la satira e il grottesco, per una volta scelgo di lavorare sulla complessità del male.
È stato incredibile. Mi sono stupita di fronte alla disponibilità degli allievǝ a impegnarsi in un lavoro di studio psicologico di personaggi profondi, disturbati, neri. Ho ascoltato le loro interpretazioni, le scritture che ne hanno fatto dell’infanzia, i traumi sui quali hanno immaginato che si fosse costruita la loro personalità. Un lavoro approfondito, accurato, necessario. Poi siamo passati alla poesia, che mai avevo toccato nella mia pedagogia teatrale, considerandola poco meno che un campo minato. Siamo partiti dalla metasemantica: è più affrontabile sfiorare la sacralità della composizione poetica partendo da parole inventate ma dall’aspetto familiare, che creano un senso poetico e musicale senza un significato letterale preciso. “Il lonfo” di Fosco Maraini, celebre per l’indimenticabile interpretazione di Gigi Proietti, ci ha aperto le strade della creatività nell’interpretazione personale di un testo poetico. A partire da là, abbiamo potuto affrontare tutto: dalla poesia in vernacolo ai testi classici di Catullo. I versi di Totò, Szymborska, Montale, Ungaretti declamati con la sfrontatezza di chi sa che la perfezione non esiste. Infine abbiamo sperimentato su pezzi comici contemporanei ma sempre d’autore. Misurarsi con l’iconica comicità de La Smorfia dei grandi Troisi, Arena e Decaro non è stato semplice. Toccare con mano che il lavoro attoriale di tre mostri sacri come Aldo, Giovanni e Giacomo appare tanto semplice a vedersi solo se sono loro a farlo. Scoprirsi in difficoltà di fronte alla naturalezza di questi grandi interpreti del comico, osservarsi stupiti da quanto è difficile recitare qualcosa che sembrava ingenuamente accessibile.
Natale è quel momento in cui le compagnie portano in scena “Christmas Carol” e altri spettacoli perfettamente allineati con i temi della gioia e dell’attesa. Mentre noi studiavamo i Monologhi della Vagina, intorno ci spuntavano locandine de “Lo Schiaccianoci”. Siamo andati avanti comunque.
Fino alla fine non abbiamo saputo se questi nostri studi d’autore avrebbero visto un pubblico. Ci siamo immersi talmente a capofitto nel lavoro, da non destinarlo mai altrove che non fosse il cuore. Sono stati un viaggio incredibile dentro l’ignoto questi ultimi 3 mesi. Talmente bello che appena 10 giorni prima dell’ultima lezione abbiamo deciso di aprire le porte a un pubblico amico. È arrivato così, inaspettato, il nostro palco aperto di Natale: uno spettacolo pieno di emozione, imperfetto, incompleto come Riccardo III stesso, appena un abbozzo. E lo rifaremmo tutti, ancora e ancora, perché la generosità a teatro paga sempre.
Dal mio palco dell’anima, auguro a chi mi legge il Natale magnificamente imperfetto che sogna da sempre.


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