Quando il teatro parla di potere
“Chi siamo noi per giudicare” il mio nuovo spettacolo tra satira e riflessione è ora disponibile.
Sono passati 2 anni da quando ho iniziato a scriverlo: il mio ultimo lavoro di drammaturgia andato in scena lo scorso giugno. Due anni in cui ho osservato, ascoltato e riflettuto. Due anni in cui ho visto la politica trasformarsi in una farsa, in cui i diritti sembrano svanire e la democrazia sembra un ricordo lontano.
L’idea di scrivere una drammaturgia sulla politica è nata durante i miei viaggi quotidiani per andare a lavoro. Ogni giorno ho ascoltato un’ora di podcast sulla geopolitica mondiale. Un’ora al giorno per capire come le tirannie nel mondo possono sembrare assurde, eppure esistono. Un’ora per ragionare su come la democrazia sia inefficiente e a volte addirittura ridicola, ma è l’unica alternativa alle derive autoritarie.
Nel mio copione ho creato due governi agli antipodi e mi sono inventata una “Corte dei Corti”, organismo che dovrebbe garantire la democrazia e la pace internazionali, ma che in realtà sfrutta il suo potere per alimentare il capitalismo.
Ho messo in scena ciò che vedo succedere ogni giorno in tutti i paesi del globo: un sistema che si nutre dei diritti delle persone per conservare il privilegio di pochi potenti.
Poi un anno fa, dopo un anno dalla scrittura, lo spettacolo è andato in scena. Ero curiosa di sapere come sarebbe stato accolto nella mia piccola provincia: risate, rabbia, applausi, fischi? Poi ho capito che non l’avevo scritto per il posto in cui vivo, ma per tutti i posti e tutte le persone. Mi piacerebbe che girasse l’Italia, che arrivasse nei comuni dove i referendum non raggiungono il quorum, che facesse riflettere chi ha scelto di “andare al mare” invece di difendere i diritti fondamentali della comunità.
Perché la differenza tra una democrazia che arranca e un’autocrazia che invece funziona benissimo si gioca sulla pelle dei cittadini. Siamo sempre quelli che pagano il prezzo.
Per questo motivo, ho deciso di rendere disponibile questa drammaturgia. Perché chiunque come me spera in un sistema amministrativo più etico possa metterla in scena nei teatri, nelle piazze, nei bar, nei salotti, negli spazi comunitari. Perché la partecipazione, l’organizzazione del dissenso, la comunicazione di ciò che non funziona sono l’unico modo per svegliarsi dal torpore.
Lo so, in un paio di articoli precedenti avevo promesso che avrei pubblicato questa drammaturgia nel breve periodo… ma nel frattempo dallo scorso giugno ho deciso di ristrutturare il sito da zero, ho composto altri 4 copioni originali e rivisitato un monologo a cui sono particolarmente affezionata, così mi è passato un intero anno sotto il naso! Adesso però sono tornata.
Perciò, oggi nasce al mondo “Chi siamo noi per giudicare”: se siete incuriositi, per prima cosa andate a sbirciare la scheda tecnica e soprattutto scaricate l’anteprima gratuita, e poi non esitate a contattarmi perché non vedo l’ora di adattarla per la vostra compagnia.
