Che valore ha il tuo spettacolo?
Ciao, sono Alessandra e a maggio ho deciso di aprire un sito in cui vendo copioni teatrali. Una nicchia di mercato veramente esigua, mi dirai. Lo so. In realtà, anche come genere letterario, la drammaturgia è percepita come quasi inesistente, e ti mostro perché.
Premettiamo che la percentuale di persone che acquista un libro in un anno è il 67% della popolazione. Di questa fetta di persone in Italia, la letteratura teatrale rappresenta una nicchia estremamente ridotta. Tenetevi forte: la quota di mercato complessiva per i copioni è stimata sotto l’1% del totale dei libri acquistati.
Questo perché nel nostro Paese il testo drammatico viene percepito più come uno strumento di lavoro o di studio che come una lettura di svago. A questo si aggiunge che il web è stracolmo di copioni da scaricare gratis!
Proviamo adesso a rigirare la questione dal punto di vista di quell’1% che invece acquista, legge e fruisce della letteratura teatrale nel nostro Paese.
Si tratta di gente che fa teatro o ne è appassionata, lo studia e perciò lo legge anche.
D’altronde, se stai leggendo questo articolo è perché probabilmente anche tu appartieni a questo risicato 1% (a meno che non sei mia mamma o quelle 6 o 7 persone a cui piace semplicemente farsi un po’ di fatti miei). Perciò, per fare ciò che ami (il teatro!) anche tu come me avrai acquistato o scaricato libri, pdf e copioni a caso da ovunque fossero disponibili per poi leggerne la metà e lasciare gli altri a intasare la memoria del pc o il comodino.
Di quella metà che hai letto, forse sarai arrivata alla fine soltanto di un terzo; e di questo terzo forse, se proprio va bene, ne avrai presentati alla tua compagnia un paio, senza neanche troppa convinzione perché non è che ti piacessero poi fino in fondo neanche quei due. È possibile che la compagnia li abbia bocciati per l’idea di qualcun altro, e in quel caso avrai avuto la sensazione di aver sprecato moltissimo tempo. Oppure è possibile che uno dei tuoi copioni abbia passato l’esame ma tu abbia dovuto fargli moltissime modifiche, aggiungere personaggi, adattare il genere dei ruoli, cambiare il finale e tutto ciò che non era giusto per la tua compagnia.
Altro scenario molto plausibile è che, dopo ore e ore di letture e revisioni, tu abbia mandato all’aria tutto per tornare a buttarti su un rassicurante Shakespeare.
Una quantità di ore di lavoro (e frustrazione!) incalcolabile, oltre che un certo avvilimento.
Quanto tempo hai trascorso nella ricerca del copione giusto? Quanti download hai fatto prima di trovare sul web qualcosa di interessante, adatto, originale? E quanto ti sei sentita soddisfatta a mettere in scena un testo che ha visto già 100 altre regie prima della tua?
Scrivere drammaturgie è stata per me una scelta di mercato controintuitiva, ma la verità è che mi interessa cambiare la mentalità che c’è alla base: sogno un Paese in cui le registe, i registi e le compagnie teatrali azzardino di più nella scelta dei testi da mettere in scena, provino drammaturgie nuove, che nascono dal dialogo stringente tra gli artisti e la società, che siano figlie dell’oggi, che lascino emergere le contraddizioni del presente, le eredità del passato e i possibili scenari di futuro.
Un panorama di professionisti della scena ma anche di attori e attrici amatoriali che si cimentino con scritture nuove, che esplorano il presente gettando lo sguardo sugli aspetti della società che vogliono essere visti con urgenza.
Sogno un pubblico che sia affamato di scenari innestati nell’oggi, che voglia vedere spettacoli che parlano di adesso per aiutarsi a trovare strumenti adatti alle sfide del qui e ora.
Perchè se è vero che Aristofane è un colosso di grandezza per la costante, irriducibile attualità dei suoi testi è anche vero che la contemporaneità viaggia a una velocità talmente alta che se scrivo una cosa oggi è possibile che fra una settimana sarà già superata.
Allora mi chiedo, e chiedo a te che mi leggi: quanto valore ha una drammaturgia? Quanto valore dai al lavoro tuo e della tua compagnia quando mettete in scena un testo? Quanto sei disposta a pagare per una buona scrittura? Qual è il senso profondo di quello che fai quando fai teatro?
Nei miei testi parlo di attualità attraverso un linguaggio semplice, diretto, provocatorio. Mi piace raccontare quello che vivo e osservo nei contesti reali della vita come la scuola, la politica locale, l’educazione, le carceri. Voglio parlare di crisi climatica, di derive autoritarie, dei diritti che si perdono, dell’invisibilità dei migranti, di chi delinque, del gender gap. Voglio vedere rappresentate sul palcoscenico le dinamiche del capitalismo e del patriarcato, mostrandole e mettendole in discussione all’infinito.
Voglio vedere il pubblico ridere e pure provare il brivido sottile di chi constata che quella roba che vedi rappresentata “per finta” sta succedendo davvero.
Per chi mette in scena i miei copioni, questo si traduce in una proposta riconoscibile, in materiale per lavorare con gli attori e nella possibilità di offrire al pubblico qualcosa di diverso dai testi già ampiamente frequentati.
Se condividi il mio sogno e vuoi aiutarmi a svegliare la gente attraverso i tuoi spettacoli, ti invito a scorrere la libreria dei miei copioni: scommetto che ci metterai meno a leggere le mie schede tecniche che l’ennesimo copione scaricato da un archivio a caso.
Ti dò una mano per andare ancora più veloce:
– per compagnie piccole da 3 a 5 attori guarda “Colpevole” e “Un cadavere per sbaglio”
– per compagnie più grandi da 8 a 15 attori guarda “Scoppiati”, “Chi siamo noi per giudicare”, “Parto… nel tempo!”, “Giacomo, Giacomo!”, “Non è tutto oro” e “Se son corna… fioriranno!”
– per monologhi guarda “7 vite”
Dammi una possibilità: potrai leggere le schede tecniche sintetiche (ma scorrendo verso il basso anche quelle più dettagliate) e se qualche copione ti convince potrai scaricare l’anteprima gratuitamente.
Presto in arrivo altri 3 copioni.
Che ne dici, cambiamo il mondo insieme un pezzettino alla volta?
